Tempio diVino©. Il Tannat, un vitigno sconosciuto.

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La curiosità non guasta mai, specialmente quando si tratta di conoscere qualcosa di nuovo, come nel caso del vitigno Tannat che con mia sorpresa ho ritrovato in una bella etichetta che ho scelto durante una serata conviviale tra amici, al Boccon Divino di Dragoni. Un rosato speciale della cantina siciliana Donnafugata, il Lumera annata 2013, un blend composto da quattro vitigni a bacca rossa vinificati in rosa, si sente tanto carattere.

“LUMERA” DALLA CANTINA DONNAFUGATA

Nero d’Avola, Pinot Nero, Tannat e Syrah, e poi ti dicono che le leggi a fare le etichette, tanto sono tutte uguali. Io dico invece che è importante guardarne sia la principale di etichetta che il retro, laddove sono impresse delle indicazioni specifiche che a volte ti completano la conoscenza della bottiglia che in quel momento stai preparando per la tua degustazione.

E’ così, che incuriosito ho riscontrato delle particolarità nei dettagli della bottiglia del rosato Lumera di Donnafugata 2013, che ho chiesto durante una cena informale al Boccon Divino di Dragoni allo chef Raffaele Romano, per degustare qualcosa di fresco e fruttato da abbinare a qualche piatto non impegnativo, primaverile, come un primo di spaghetti “Il Monte Virno”, con funghi virni e asparagi della Valle Sambuco di Maiorano di Monte, e poi saggiare una pizza con Nicola Ricciardi l’artigiano pizzaiolo di casa, una “Margherita STG” con la mozzarella di bufala DOP Campana o il “Fiore di Pizza” con ripieno a piacere di pepe, provola affumicata e porcini, e altre pietanze per scambiare qualche chiacchiera. Ecco, quindi, che nel calice ritrovo la presenza inaspettata di ben quattro vitigni in una sola etichetta, che sono riconosciuti anche a livello internazionale.

Il Lumera è un vino accattivante e moderno, pieno di luce, ricco di Sicilia, dove la freschezza fragrante delle uve rosse di Syrah, Nero d’Avola, Pinot Nero e Tannat trova un equilibrio soave: profumatissimo e intenso nelle note floreali e fruttate, piacevolmente fresco e morbido. Lumera porta il nome del suo predecessore a Donnafugata, ma è innovativo nell’uvaggio e nell’etichetta, un volto di donna: ammaliante e bellissima.

A PRIMAVERA LA POESIA DEL ROSATO

Donnafugata, una grande realtà nella Provincia di Trapani, a Marsala, coltiva i suoi vigneti nel cuore della Sicilia occidentale ed in particolare nell’area di Contessa Entellina e annovera tra le sue etichette vini di pregio, come anche la produzione di Zibibbo a Pantelleria. Forte dell’esperienza sulle uve rosse, Donnafugata per il suo rosato sceglie un uvaggio insolito, dove le varietà internazionali accompagnano l’autoctono Nero d’Avola. Antonio Rallo, titolare e responsabile produzione dell’azienda, racconta: “Abbiamo selezionato le uve nei vigneti più giovani, quelli che non raggiungono i dieci anni di vita e che si trovano nei territori della Tenuta di Contessa Entellina, dove Syrah, Pinot Nero e Tannat hanno trovato il loro habitat ideale insieme al Nero d’Avola”.

Le interazioni tra suoli, esposizione, altitudine, clima e irraggiamento solare di queste colline concorrono a definire le caratteristiche del Lumera: un vino fresco, morbido e dai profumi intensi e identitari che presenta gradevoli note di melograno e ribes su un fondo di fragolina di bosco.

TANNAT UN VITIGNO A BACCA ROSSA D’OLTRALPE

Il Tannat, che dire, ha la fama di di essere un vitigno con la caratteristica astringenza sostenuta per cui viene definito tannin du diable. Una Varieta’ francese a bacca rossa, forse di origine basca, che deve probabilmente il suo nome all’elevato contenuto di tannini. Produce vini tannici, appunto, e dagli aromi speziati. Il vitigno è coltivato, un pò ovunque, da noi in Puglia come uva da taglio e anche in Uruguay, dove fu introdotto nel secolo XIX, proprio dagli emigranti baschi. Nel paese sudamericano, dove viene anche chiamato Harriague, è tuttora una delle varietà più diffuse. Questa varietà è presente anche in Argentina.

L’origine, intanto, è nobile, proviene dalla lingua OC, da tan, tanat, cioè tannino (vecchio tanné). Fu citato per la prima volta nel 1783, però tutti concordano che fosse già presente nel 1030 nei vigneti dell’abbazia di Marcilhac-sur-Célé, da quell’uva i monaci ci ottenevano vino per ristorare d’alcol i pellegrini in viaggio verso Santiago di Compostela e che avevano scelto la via di Aire-sur-l’Adur-Lescar.

Non ha una grande superficie di coltivazione in Francia, circa 3000 ha dislocati nel sud ovest. È chiamato Moustroun o Moustrous a Bordeaux, Tursan noir nelle Landes e con un nomignolo un po’ cattivo nel circondario che confina con il Bordolese, ovvero Bordelais noir, nel senso che deve stare ai bordi del nobile Bordeaux. Per molti anni è stato considerato un vitigno di II categoria, perché acido e tannico, poco incline a equilibrarsi anche dopo anni di sosta in vetro: insomma un vino ribelle e guascone, uno spirito indomito alla d’Artagnan.

Il Tannat, a causa delle sue peculiari caratteristiche del tannino, viene affiancato, tra l’altro, al Cabernet Sauvignon e al Cabernet Franc, in modo da impreziosire la personalità olfattiva con la parte fruttata che va a integrarsi con le sue tipiche note di cannella, di legno di sandalo e di tabacco dolce. Questo accadeva molto tempo fa, quando la tecnica produttiva, in vigna e in cantina, non era affinata al meglio, e magari si usavano anche i raspi. Adesso il mondo del Tannat sta cambiando completamente.

In Francia, attualmente è ritornata la produzione del vitigno, e ora il Madiran viene vinificato con 100% di Tannat.

Franco D’Amico

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